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30.11.2010 |
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Treviso Design nasce meno di un anno fa dalla convergenza di alcune istituzioni, con l’obiettivo principale di promuovere la cultura e lo sviluppo del design, dell’innovazione e della creatività, come fattore di crescita economica e sociale per il nostro territorio. Vuole essere ed è soprattutto un tavolo di incontro e confronto che potrà e dovrà coinvolgere sempre nuovi attori: istituzioni, aziende, designer, università. Il supporto significativo dato al progetto da Veneto Banca Holding è il segno di una condivisione di obiettivi che deve interessare tutti gli attori del territorio.

La creatività ha da sempre rappresentato un motore di sviluppo non solo economico della società, ma anche di crescita culturale e sociale, e deve per questo motivo essere perseguito congiuntamente da imprese, politica ed istituzioni. Occorre rinnovare la tradizione, partire dalla memoria per rivolgerci al futuro per costruire un nuovo modello e un nuovo rapporto di collaborazione tra cultura e impresa, tra creatività e mercato.
Ovvio che uno sguardo verso il futuro non può prescindere ormai dal tema della sostenibilità intesa non solo, necessariamente in chiave etica e sociale, ma anche come elemento di innovazione e valore aggiunto per le aziende. In questa prospettiva il design rappresenta un importante punto di incontro e riflessione e un esempio della crescita e dello sviluppo del nostro contesto territoriale.
Abbiamo voluto quindi attirare l’attenzione sul tema attraverso l’ideazione e l’organizzazione di un festival che coinvolgesse non solo addetti ai lavori ed appassionati, ma anche il grande pubblico, perché è chiaro che un cambiamento culturale può e deve coinvolgere tutti.
Il festival, al quale abbiamo dato come titolo Sustain/ability, non nasce con la pretesa di dare una risposta definitiva alla questione, quanto piuttosto con la volontà di aprire un confronto e favorire un dibattito tra le diverse realtà del territorio. Abbiamo coinvolto designer, aziende, imprenditori, e soprattutto studenti, a ciascuno dei quali abbiamo chiesto di raccontarci la propria esperienza.
Ci siamo sforzati di trovare lo strumento più adatto per spiegare concretamente che cosa è e che cosa significa il design sostenibile. Abbiamo organizzato una serie di incontri e di conferenze, come momento principale di confronto e di scambio diretto per le aziende e per i designer; un percorso a tappe alla scoperta del design sostenibile per coinvolgere l’intera città di Treviso; una mostra dedicata al movimento del Werkbund, nato più di un secolo fa ma oggi più attuale che mai; laboratori formativi per gli studenti delle università; e delle installazioni pensate perché spettatori e passanti vi possano interagire e diventino essi stessi i principali protagonisti.
Quello che ci aspettiamo da questo festival è di riuscire a diffondere e rafforzare la cultura del design sostenibile in un territorio come il nostro che, grazie al lavoro di sinergia tra università, imprese e organizzazioni di categoria, ha saputo promuovere il design nell’economia e nella formazione ed è diventato un esempio tra i più importanti della creatività al servizio dell’industria.
Ringrazio tutti quelli che ci hanno appoggiato e aiutato a realizzare il festival, dalle realtà che hanno aderito al progetto Treviso Design, alle numerose aziende e istituzioni che ci hanno dato il loro prezioso contributo, al Comune e alla Provincia di Treviso per averci dato il loro importante sostegno. Un ringraziamento particolare va allo Spazio XYZ, che ha curato tutta l’organizzazione del festival.
Renzo di Renzo coordinatore del progetto Treviso Design |
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Ultimo aggiornamento 30.11.2010 |
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12.11.2010 |
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Rendere l’Expo 2015 diffusa e sostenibile ovvero farla vivere come manifestazione diffusa su un territorio più ampio rispetto al sito espositivo, promuovendo interventi ecosostenibili.
E’ questa l’idea alla base di Expo diffusa e sostenibile, il progetto di ricerca del Politecnico di Milano, Dipartimento di Progettazione dell’Architettura, realizzato con il contributo della Fondazione Cariplo – Area Ambiente, sotto la direzione scientifica del professor Emilio Battisti, che si propone di mettere in rete le varie iniziative che soggetti pubblici e privati stanno già avviando in vista dell’Esposizione Universale 2015.
Il gruppo di ricerca sta lavorando per offrire ai visitatori di Expo 2015, un fuori Expo, analogo a quello che si realizza ogni anno durante il Salone del Mobile, che graviti su tutta la Lombardia e riutilizzi in modo sostenibile le risorse storiche, monumentali e culturali già esistenti sul territorio con vantaggi evidenti anche per il turismo.
Le iniziative di Expo diffusa e sostenibile interpreteranno il tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la vita” in tutte le sue possibili declinazioni e lasceranno una solida eredità in grado di configurare, fin da ora, l’armatura della futura metropoli sostenibile.

Per aprire un canale di relazione tra gli attori coinvolti nei vari progetti, il gruppo di ricerca ha messo a disposizione www.expodiffusa.it, uno spazio di partecipazione e collaborazione on line, di incontro e confronto che possa favorire le possibili sinergie a vantaggio della qualità delle ricadute territoriali.
L’obiettivo generale è quello di offrire ai visitatori, soprattutto ai giovani, una esperienza di vita sostenibile consentendo loro di sperimentare concretamente come sia possibile nutrire l’umanità salvaguardando l’ambiente, disciplinando i consumi, risparmiando energia e evitando gli sprechi: si pensa ad esempio a offerte di soggiorno a basso costo con possibilità di mangiare cibi biologici, alla possibilità di viaggiare sui mezzi a ridottissimo impatto ambientale, fare sport, visitare musei e perché no, divertirsi in grandi discoteche che non distruggano l’ambiente. |
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Ultimo aggiornamento 15.11.2010 |
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27.10.2010 |
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Allo scadere della sua quarta edizione, Marmomacc Meets Design (MMD) conferma la sua formula vincente: proporre nuove prospettive al settore del marmo e della pietra, stabilendo legami sempre più indissolubili e innovativi non solo tra mondo del progetto e sistema produttivo, ma anche tra elevata specializzazione del materiale litico e diffusa visibilità mediatica.
Il successo riscosso dalle precedenti edizioni ha trovato nel 2010 ulteriori, lusinghiere conferme, tanto da rendere necessario il deposito di un nome (Marmomacc Meets Design) che è stato fonte d’ispirazione per numerose altre iniziative.
Con il tema di quest’anno, Irregolare-Eccezionale, hanno scelto di misurarsi con MMD sette aziende del panorama litico italiano, che hanno legato ognuna il proprio nome a un differente designer internazionale. Un’importante novità è stata costituita dall’ampliamento del progetto alla scala urbana e regionale, che ha offerto nuove occasioni di sperimentazione e visibilità al mondo progettuale giovanile.
La città di Varese è stata infatti location e protagonista, grazie all’Accademia di Architettura di Mendrisio, di un progetto di arredo urbano coordinato da Riccardo Blumer, che ha portato gli studenti a creare piccole edicole-sculture per l’esposizione di opere d’arte, in corso di realizzazione in marmo botticino da parte del Consorzio Marmisti Bresciani. La Regione Puglia ha poi scelto di puntare sui giovani progettisti, offrendo a quattro già affermati designer internazionali – Luca Nichetto, Philippe Nigro, Tomas Alonso e Stefen Diez – la possibilità di indagare le potenzialità espressive delle tradizionali pietre locali (Apricena, Trani, Fasano, Lecce).
Ad ulteriore conferma di come MMD da sempre operi nella convinzione che innovazione e qualità debbano permeare tutte le fasi del progetto, compresi comunicazione e allestimento, il Best Communicator Award (premio assegnato ai migliori allestimenti presenti in fiera) ha insignito ben quattro progetti partecipanti all’edizione 2010.
Gli straordinari pattern ecologico-decorativi di Patricia Urquiola per Budri, l’archetipale eleganza di Thomas Sandell per Marsotto, le sculture organico-floreali di Marco Piva per MGM Furnari, la potenza architettonico-spaziale di Manuel Aires Mateus per Pibamarmi, oltre a Paolo Armenise e Silvia Nerbi per MBD Said, hanno infatti riscosso, con differenti motivazioni, le lodi dell’autorevole giuria.
Giuria che non a caso ha voluto segnalare progetti tra loro estremamente differenti, ma accomunati da un’unica volontà: tradurre nel personalissimo e variegato mondo creativo di ogni progettista, eccezionale per antonomasia, un concetto di irregolarità che, fonte di ricerca e innovazione, diventi per le aziende una nuova e suggestiva regola, su cui impostare futuri percorsi professionali e produttivi.



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Ultimo aggiornamento 15.11.2010 |
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25.10.2010 |
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Piemonte Share Festival propone mostre, conferenze, dialoghi, workshop, proiezioni screening, e performance dedicati al tema SMART MISTAKES per ampliare la mente, affinare le capacità analitiche e ispirare la creatività.
Errori intelligenti, mutazioni, fallimenti, disfunzionalità, discrepanze, incidenti, varianti impreviste, scoperte occasionali, estetiche dell’errore, scarto dalla massa, fallimenti progettuali, progetti irrealizzati, disastri, sbagli, imperfezioni, disturbi, appropriazioni, effetti collaterali, lapsus e flop.
I direttori artistici Simona Lodi e Chiara Garibaldi insieme al team di curatori dedicano la 6^ edizione di Piemonte Share Festival alla portata artistica e culturale dell'errore e della scoperta inaspettata. Il titolo SMART MISTAKES è l’ossimoro che introduce un’analisi della storia dell’errore e dei momenti di rottura che l’errore come scoperta imprevista ha portato nella storia dell’umanità. L’errore racchiude una potenza creativa unica perché rappresenta sempre l’emergere di un problema: in tutte le sue varianti, indica una questione che necessita attenzione e questa attenzione suscita controversie, le controversie generano soluzioni e innovazione. Ecco perché è interessante in questo periodo di emergenze globali occuparsi degli errori intelligenti.

Teatrino Elettrico, DC12V
Ma in campo artistico e culturale, nella nostra epoca digitale, l’errore mantiene lo stesso ruolo di attivatore di mutamento e di valore? Così come l’errore genetico ha il ruolo di agente del mutamento e quindi della bio-diversità, l’errore in azione guida la creatività poiché la perfezione non dà possibilità per migliorare.
Una controstrategia culturale, sociale e artistica è quella dell'ibridazione e della creazione di nuovi spazi di comunicazione attraverso l'imprevisto, la mutazione, l'uso non predefinito. Oggi utilizzare in modi imprevisti le tecnologie equivale a non fidarsi dell'impianto di vita del paradigma dominante che cresce su un certo liberismo piuttosto che sulla libertà di condivisione. Fino a una ventina di anni fa erano solo gli artisti, gli ambienti accademici e militari ad avere un approccio creativo alle tecnologie. Oggi ci si muove da una nicchia d’indagine fino all’intera società. Compito di Share Festival è far emergere queste tendenze, delinearne una scena in continuo mutamento.

Ernesto Klar, Luzes relacionais
Con la 6^ edizione Share Festival cambia la propria visione culturale per incorporare la progressiva pervasività del digitale nel mainstream sociale, ma senza perdere l’approccio critico alla tecnologia. Agli esordi di questa avventura culturale e artistica le arti digitali venivano considerate arti sperimentali, non integrate nel sistema commerciale del mondo dell'arte. Attualmente la media art è un linguaggio artistico importante ed accettato e sta guadagnando un pubblico sempre più vasto: se fino a poco tempo fa si iniziava a prendere in considerazione l’arte digitale, oggi si parla di arte nell’era digitale. Share Festival continua a non voler celebrare la tecnologia, ma ad interrogarla investigando su progetti che mettono in discussione la sua influenza sulla cultura e come, nel bene e nel male, il suo utilizzo ha pervaso e cambiato le nostre vite. E così il Festival cambia ufficialmente il campo d’indagine (e il sottotitolo), si occuperà di arte e cultura in epoca digitale, facendo migrare l’aggettivo digitale accanto a società, posto prima vicino ad arte. Questo spostamento è conseguente alla pervasività del digitale nella società, che è un processo che è appena iniziato, e che ha portato il computer ad essere un oggetto di uso comune, come un qualunque elettrodomestico.
Come ogni anno il Festival ospiterà la mostra di grandi installazioni artistiche dei sei finalisti di Share Prize che quest’anno ha raccolto 270 iscrizioni da 20 paesi diversi e sarà allestita nella splendida crociera al secondo piano del Museo Regionale di Scienze Naturali. Il vincitore di Share Prize 2010 sarà nominato sabato 7 novembre durante la cerimonia di premiazione.

knowbotic research, macghillie_ just a void
Sarà parte del programma una mostra tematica screening sul tema SMART MISTAKES che offrirà anche interessanti workshop legati al progetto speciale degli artisti Les Liens Invisibles insieme a performance sperimentali.
La novità di quest’anno riguarda il Simposio su SMART MISTAKES in cui eccellenti guest curator terranno una lectio magistralis per trattare la portata artistica e culturale dell'errore in tre principali rami: errori tecnologici e mediatici (rapporto uomo-macchina, disfunzionalità, errori di trasmissione), errori biologici (mutazioni, biodiversità, arte vivente) e scoperte inaspettate (serendipity, scoperte occasionali, incidenti, varianti impreviste). Il Simposio di Share festival continuerà con dialoghi tra ospiti di discipline diverse per confrontarsi su tematiche culturali e sociali che riguardano donne e uomini comuni. Affianco agli interventi specifici numerosi dialoghi a due tra registi, musicisti, scrittori, scienziati, filosofi, architetti, avvocati, economisti e imprenditori amplieranno la disquisizione sull’errore a campi non specificatamente tecnologici. Gli invitati saranno chiamati a raccontare storie ed esperienze legate alle loro carriera, restando nel contesto degli errori intelligenti, aprendo così il Festival a conversazioni per condividere la conoscenza della cultura contemporanea.
Nell’ambito degli eventi di Your Time, Torino 2010 European Youth Capital Share Festival condivide con ClubToClub e Musica90 il progetto Youth Museum.

Marko Batista, Parallel digital structures |
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Ultimo aggiornamento 15.11.2010 |
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11.10.2010 |
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Ha raccolto numerosi estimatori l’unico stand italiano presente dal 23 al 26 settembre al Tent London, lo spazio maggiormente innovativo, e dunque il più creativo ed artistico, presente all’interno del programma del London Design Festival. Una manifestazione che rappresenta uno dei più importanti avvenimenti di design che si svolgono in Europa e nel Mondo.
I-DES Contemporary Italian Design Showcase, questo il nome dello stand totalmente Made in Italy, è un progetto internazionale promosso dagli stessi ideatori del Florence Design Week, il Festival del Design che si svolge ogni anno a Firenze, con l’obiettivo di dare visibilità a giovani professionisti italiani, tanto snobbati nel nostro Paese quanto apprezzati all’estero. Lo scopo pare essere riuscito a pieno se è vero che il progetto I-DES ha partecipato all’evento in qualità di partner ufficiale e lo staff della fiera ha accolto i rappresentati del progetto con numerosi complimenti per le opere esposte.
Una prima volta, quella di una rappresentanza italiana al Tent London, che ha ottenuto anche l’obiettivo di rivitalizzare un Made in Italy da sempre fiore all’occhiello della produzione del Belpaese, motore di un’economia che a piccoli passi sta ricominciando a girare.
I designers selezionati dalla segreteria organizzativa del Florence Design Week, provenienti da più parti d’Italia, sono stati scelti seguendo un concept artistico che ha dato vita ad uno stand che, partendo dall’interior e dal fashion design, giungeva ad abbracciare soluzioni architettoniche per l’esterno, permettendo al visitatore di entrare dentro ad un percorso costruito secondo un criterio logico adeguato.
Ecco, allora, i “prescelti”, coloro che hanno rappresentato al meglio le qualità del design italiano: Althea Amarante, Sedicilab, B+P Architetti, SpigoliViVi, DNA – Design Non Autorizzato, Glue Design, ONarch, Studio M30, Serena Fanara, LabO’, Paula – Designers 4 Necessity, Scuola Italiana di Design di Padova, Luca Sebis e Raffaele Famè, Caterina Amarante Pavan, Costanza Savio, Clet Abraham, Stefano Alinari, Pumpowsky.
Conclusa la manifestazione britannica, lo staff del Florence Design Week è pronto a rinnovare l’impegno artistico della settimana del design a Firenze, una delle capitali dell’arte che da poco a riscoperto il gusto della contemporaneità. A partire dagli inizi di novembre uscirà, dunque, il bando di partecipazione per il Florence Design Week, che si terrà nel capoluogo toscano dal 23 al 28 maggio 2011.

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Ultimo aggiornamento 15.11.2010 |
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