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L'office design, anche dopo il tramonto
14.02.2011

Interpretare l'architettura industriale nel suo passaggio dal manifatturiero ai servizi è una sfida progettuale non semplice. Quando poi la richiesta del cliente è di ammorbidire l'estetica lavorativa, creando uffici amministrativi dal "mood domestico", il progetto diventa un delicato territorio aperto a diversi incroci di pensiero.

"Il lavoro nasce con l'unione di due unità immobiliari speculari, che occupavano il 3° e 4° piano di un edificio industriale, interamente ricostruito nel 2009" racconta Federico Delrosso. "L'involucro esterno aveva già un suo carattere molto definito: grandi finestre, passaggi e strutture di raccordo tra i volumi, in acciaio... Tutto insomma faceva pensare ad una "macchina" architettonica dedicata esclusivamente a funzioni lavorative. Non potevamo quindi accentuare ulteriormente questo aspetto."

"Siamo partiti dall'idea che, così come i normali spazi abitativi, gli uffici non vivono solo dalle 8 alle 16, perché l'architettura non scompare al tramonto. Perciò se volevamo rendere questi luoghi un po' più domestici, dovevamo inserire elementi non strettamente razionali e soprattutto dovevamo pensarli come materiale vivibile, 24 ore al giorno: nelle ore diurne sarebbero stati schiettamente funzionali, di sera, o comunque dopo il tramonto, il progetto illuminotecnico avrebbe tirato fuori l'aspetto più emozionale degli spazi".

"Non volevamo però creare una contrapposizione esasperata, quanto piuttosto un confronto fluido, per favorire lo scivolamento degli elementi funzionali in quelli emotivi e viceversa."

In effetti l'open space del piano inferiore che ospita le 12 unità operative è quasi algido nella sua suddivisione razionale ma gli fa da contraltare un grande volume oscuro (rivestito in resina) un po' misterioso, dalla superficie quasi grezza, che nasconde i locali tecnici, la sala "kitchenette",  due bagni e soprattutto due scale aperte, inizialmente fuori asse, che in questo modo sono state reinserite nella simmetria generale dello spazio.

Anche il freddo volume di cristallo, che ospita una sala riunioni, nelle ore diurne può essere ammorbidito da tessuti ondulati per oscurare le pareti, mentre nelle ore serali rivela un'anima lunare, fortemente emotiva, ben sintetizzata nel grande lampadario sferico Moon (prod. Davide Groppi).

Il 4° piano ospita quattro uffici direzionali singolarmente chiusi, ma visivamente aperti, perché collegati attraverso una sequenza di setti trasparenti. Alcune lampade Mima (design F. Delrosso per Davide Groppi, segnalazione al XXI Compasso d’Oro 2008) illuminano di sera il cammino del corridoio di raccordo.

Con la sua prospettiva aperta il quarto piano riflette l'open space del piano inferiore pur creando una sensazione di intimità e concentrazione pari, appunto, a quella vissuta negli spazi domestici.

Il "lato oscuro" dello spazio in questo caso è affidato all'elegante pavimento in pregiato rovere scuro con fiamme grigie.

"In questo progetto c'è un elemento di continuità temporale molto importante" racconta Federico Delrosso "che non abbiamo progettato noi, ma non abbiamo voluto neanche addomesticare con qualche escamotage progettuale: è la città, la ferrovia sottostante, le gru... è il paesaggio vivo 24 ore al giorno, da cui questa architettura credo aspiri parte della sua vitalità".

Photo credits: Fausto Mazza


 

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